La cineteca di Oscar: Le relazioni pericolose serie TV
Ho recuperato questa serie ispirata al classico di Pierre Choderlos de Laclos, un best-seller dell’epoca di Oscar, ideata da Harriet Warner e coprodotta da Christopher Hampton, l’autore della pièce teatrale che ispirò il film di Frears del 1989, che resta un milione di spanne sopra ma ci sta.
Un’unica stagione prodotta dalla Lionsgate e non rinnovata, ho letto che Harriet Warner stava cercando una nuova casa per la sua serie, ma al momento è tutto fermo. Queste Relazioni pericolose raccontano l’antefatto delle vite della marchesa de Merteuil e del visconte de Valmont, secondo uno schema oggi abbastanza diffuso, quello del retelling di storie classiche ma anche di aggiungere linee narrative, raccontando per esempio le origini di determinati personaggi.
In fondo, è quello che facciamo anche noi appassionati con le fanfiction e l’idea in sé era buona. Nel corso delle otto puntate, assistiamo alla vicenda di Pascal de Valmont, cartografo diventato gigolò di dame d’alto bordo dopo che la matrigna gli ha rubato il titolo e l’eredità, e Camille, prostituta, ex cameriera di una nobildonna, violentata e messa incinta dal suo padrone, per partorire poi una bambina che le è stato detto che è morta alla nascita (ma non è andata così, anche se la protagonista non scopre la verità).
Pascal e Camille iniziano la loro scalata e vendetta, andando contro chi ha creato loro dei problemi, come l’ambigua madame de Montrachet, antica padrona della ragazza: sulla loro strada troveranno passioni, vizi, segreti, sette, massoneria, musica, intrighi, omicidi e un qualcosa che li dividerà per sempre.
Una serie fatta bene dal punto di vista tecnico, con una grande attenzione alla musica del tempo, compare tra l’altro il personaggio del chevalier de Saint Jacques, il musicista di colore protetto da Maria Antonietta, che c’è pure, così come appare Madame Bertin la sarta.
Il cast non è male, spicca madame de Montrachet interpretata da Carice van Houten, la strega Melisandre di Game of thrones, purtroppo non si rinuncia ad anacronismi, come la matrigna di Valmont di colore, cosa improponibile, mentre ci stanno Saint Jacques e la cameriera e amica di Camilla Victorie, tra l’altro doppiata da Margherita de Risi, la Oscar dello studio MAPPA.
Parigi è ricostruita a Praga e funziona benissimo, la trama va avanti tra alti e bassi, diventando più interessante verso la fine e per conto mio è perfetto quel finale. Senz’altro, ci sono spunti interessanti per ricostruire l’epoca della nostra Oscar dal vivo, ma la trama ha troppi punti morti e confusi.





