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Oscar adottata in Italia

E non si placa la marea di contenuti in tema Oscar che ha inondato i social, grazie anche al film Netflix che avrà tanti difetti, ma almeno ha riportato l’attenzione sulla nostra Rosa.
Nelle tante notizie che si susseguono, risulta essere molto intrigante anche se non tutto condivisibile un articolo con video di Movieplayer. L’articolo è qui, il video sotto.

Ed ecco qualche mio commento all’articolo:

Lady Oscar ha conquistato l’Italia più di ogni altro Paese. Ma perché?
Un’anima rivoluzionaria tra Versailles e Bim Bum Bam: ecco come e perché l’eroina di Riyoko Ikeda ha trovato nella televisione italiana degli anni ’80 il terreno più fertile per diventare leggenda.

Questo effettivamente è molto affascinante, ma occhio che nel corso degli anni Oscar è diventata un cult in molti Paesi: noi abbiamo fatto da apripisti.

C’è un luogo dove le rose di Versailles hanno messo radici: nel cuore di un’intera generazione italiana.
Mentre in Giappone l’anime di Lady Oscar non riusciva a conquistare il pubblico, venendo persino interrotto in alcune regioni, nel nostro Paese si trasformava in un fenomeno culturale senza precedenti.
Ma perché proprio in Italia? Cosa ha reso questa storia di rivoluzione e ambiguità così profondamente nostra?
In Italia, Lady Oscar non è solo un “cartone animato per bambini”. Non lo è mai stato: Lady Oscar è un viaggio nella storia, un’identità culturale collettiva, un messaggio irto di spine che trafiggono. E c’è un legame profondo che unisce il nostro Paese alla serie, tra nostalgia, rivoluzione e magia televisiva anni ’80.

 

Questo è vero, infatti piace anche ai non otaku ed è un’opera imprescindibile, al di là del medium in cui è raccontata.

 

Un debutto televisivo che ha fatto storia
Era il 1° marzo 1982 quando Lady Oscar fece il suo debutto su Italia 1, all’interno del contenitore per ragazzi Bim Bum Bam.
Sin da subito, un elemento chiave del successo italiano risiede nelle sue sigle: la prima, composta e cantata da I Cavalieri del Re, divenne un caso discografico, entrando nella hit parade dell’epoca.
Le immagini della sigla, con Oscar trafitta da spine giganti, che simboleggiavano il suo dramma interiore, colpirono e conquistarono con questo contrasto potente tra il lusso abbagliante della “grande festa alla Corte di Francia”.
Il pubblico, già incantato dalla sigla, iniziò ad avere un appuntamento fisso e amato con la serie. La sua trasmissione proseguì su Canale 5, Rete 4 e altre reti, con repliche frequenti che consolidarono il suo status di cult. Arrivò così anche nel 1993 Una spada per Lady Oscar cantata da Cristina D’Avena: ancora una volta la sigla italiana, totalmente diversa da quella giapponese, è diventata un fenomeno a sé, evocativa, epica, struggente.

 

La sigla nuova è del 1990 con Enzo Draghi e nel 1991 con Cristina d’Avena. In ogni caso quei due brani sono rimasti iconici, anche se poi negli anni abbiamo scoperto Bara wa utsushiku chiru.

L’Italia divenne così il Paese europeo con il maggior numero di repliche dell’anime, un record motivato però non soltanto dalla sigla.
Un’eroina che sfida le convenzioni
Il successo italiano di Lady Oscar non si spiega solo con il doppiaggio o con la programmazione.

Beh il doppiaggio è iconico e il film Netflix ci ha mostrato i danni di un doppiaggio non all’altezza. Oggi stavo guardando mentre pranzavo un episodio della mitica Signora in giallo e c’era una detective doppiata da Cinzia de Carolis. Io sussulto ogni volta che sento la sua voce, l’ho sentita in tantissimi film, serial TV, anime, documentari, a volte me la sono andata a cercare, altre volte l’ho scoperta per caso e ogni volta è come se incontrassi di nuovo Oscar.

 

C’è una predisposizione culturale, quasi inconscia, che ha permesso a questo anime di germogliare così profondamente nel nostro immaginario. L’Italia, più di altri Paesi europei, ha sempre guardato alla Francia del XVIII secolo con una fascinazione romantica. La Rivoluzione francese, con i suoi eccessi e i suoi ideali, ha alimentato correnti di pensiero e d’arte, e Lady Oscar ne era una trasposizione emotiva, viscerale, capace di incarnare lo spirito di quel tempo in una veste estetica nuova, colorata, malinconica.
Ambientato nella Francia pre-rivoluzionaria, Lady Oscar offre uno spaccato della società dell’epoca, mettendo in luce le disuguaglianze e le tensioni che portarono alla caduta dell’Ancien Régime.

Ma davvero in Italia c’è tutto questo interesse per la Rivoluzione francese? Boh, non direi. Ma si impara sempre qualcosa.

La narrazione della “rosa di Versailles” creata da Riyoko Ikeda nel 1972, è ispirata alla biografia di Maria Antonietta di Stefan Zweig, si arricchisce di personaggi storici e immaginari, creando un intreccio avvincente e drammatico.
Le ambientazioni sontuose di Versailles, i costumi dettagliati e i colori pastello contribuiscono a rendere l’anime un’opera visivamente affascinante.
Ma è in quella Parigi che si incendiava di rivolta, che gli italiani hanno ritrovato qualcosa di familiare: la tensione tra potere e popolo, tra privilegio e giustizia, tra il cuore e il dovere.
E Oscar, creatura ambigua, nata donna ma cresciuta come uomo, era il simbolo perfetto di una nazione abituata a vivere nei paradossi. La sua lotta per essere sé stessa in un mondo che voleva incasellarla ha parlato al pubblico italiano in un modo che andava oltre la trama.

Una storia di autodeterminazione, profondamente femminista. Oscar è un emblema di libertà, di autodeterminazione, di femminismo, di eroismo, una leggenda diventata personaggio di finzione, ma anche la protagonista della storia d’amore più struggente di tutte e la morte più dolorosa dell’immaginario.

Oscar François de Jarjayes è un personaggio che incarna la complessità dell’identità di genere e la lotta per l’autodeterminazione. Oscar vive in un costante conflitto tra il ruolo che le è stato imposto dal padre e la sua vera natura. Questa ambiguità, che nell’anime originale giapponese era trattata con delicatezza, fu in parte attenuata nella versione italiana, con modifiche ai dialoghi e ai titoli onorifici. Nonostante ciò, il personaggio di Oscar rimase una figura rivoluzionaria, capace di affascinare e ispirare.
È diventata un’icona queer prima che la parola entrasse nel linguaggio comune. È diventata simbolo femminista, allegoria della resistenza interiore, fiaba politica.

Queer anche no, grazie. C’è un personaggio glbt in Oscar che non viene abbastanza sviscerato, ed è Rosalie. Lei è innamorata di Oscar, lo sarà per sempre, le sue lacrime sono quelle di una donna innamorata e, anche se si sposa per le convenzioni dell’epoca, il grande amore suo sarà per la nostra eroina. Forse sarebbe bene partire da Rosalie per una rilettura gay di Oscar.

In un Paese dove l’educazione sentimentale è spesso filtrata attraverso la televisione, la figura di Oscar ha lasciato un’impronta che nemmeno il tempo è riuscito a cancellare.

Beh un amore così è emblematico.

 

La rivoluzione culturale in Italia.
Il successo di Lady Oscar in Italia può essere attribuito anche al contesto culturale degli anni ’80, un periodo di fermento e apertura verso nuove forme di intrattenimento.
L’anime arrivò in un momento in cui la televisione italiana era pronta ad accogliere prodotti innovativi e a sperimentare con contenuti più maturi. La figura di Oscar, con la sua forza e sensibilità, trovò terreno fertile in un pubblico desideroso di storie che andassero oltre gli stereotipi di genere e le narrazioni convenzionali.
Lady Oscar offriva dialoghi complessi, tragedie, filosofia, poesia. L’animazione, seppur non raffinata come gli standard odierni, era ricca di dettagli, abiti storici, atmosfere barocche. L’anime non trattava i bambini con leggerezza: li sfidava, li educava all’empatia, al pensiero critico, al dolore. E il pubblico italiano, notoriamente passionale e riflessivo, ha accolto questa sfida.

Beh sì, poi alcuni di noi sono stati più ricettivi di altri.

Come vedere Lady Oscar oggi.
Ancora oggi, chi dice “Lady Oscar” in Italia evoca molto di più di un cartone animato. Evoca una forma di infanzia adulta, un primo contatto con il concetto di ingiustizia, di desiderio, di identità sfuggente. Il culto intorno alla serie ha continuato a vivere nelle repliche, nelle convention, nelle analisi critiche, nelle performance teatrali ispirate all’opera. È raro che un’opera giapponese venga interiorizzata così profondamente da un altro Paese.
Ma Lady Oscar in Italia non è stata tradotta: è stata adottata.

 

Oh sì, lei è parte della mia vita e lo sarà sempre.

Dopo il titolo musicale arrivato su Netflix, l’intera serie è disponibile in Italia in streaming su Prime Video, rendendo ancora più accessibile questo viaggio di formazione travestito da anime storico. È una nuova occasione per (ri)scoprire una storia che, tra baci rubati e barricate, ci racconta chi eravamo, chi siamo e chi potremmo ancora essere.

©movieplayer

Ed ecco qualche altro parere.

 

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