Approfondimenti,  Remake

Apocalittici e integrati con Oscar

Mai come nel dibattito sul film di Oscar presentato ormai da alcuni giorni su Netflix si sente la presenza delle due categorie opposte descritte da un uomo di cultura del calibro di Umberto Eco: gli apocalittici e gli integrati.
Da una parte, abbiamo stroncature impietose, con il recupero della definizione che Fantozzi diede de La Corazzata Potemkin, dall’altra esaltazioni acritiche del film che va accettato a prescindere perché la sensei Ikeda lo ama. Io non mi sento né un’apocalittica né un’integrata, cerco un giusto punto di equilibrio, che tiene conto di tante cose.
Che il film sia una schifezza inguardabile non sono d’accordo, ma i difetti ci sono e non sono pochi: troppa frettolosità, troppi tagli, troppe semplificazioni, l’aspetto musical che sovrasta spesso tutto il resto togliendo cose più importanti, poco approfondimento, il non rivolgersi a chi non conosce la storia di Oscar, a cui aggiungiamo nella versione italiana un doppiaggio piatto e imbarazzante. Non si tratta di non rispettare il lavoro altrui e di non voler incoraggiare i giovani, ma le emozioni sono ridotte all’osso, in giapponese e in francese il film ha un’altra resa e grazie al doppiaggio. Un’altra criticità, evidenziata da Thomas Centaro, è che manca un antagonista vero che faccia emergere le doti eroiche di Oscar: capisco fare a meno della Du Barry e della Polignac, ma Jeanne magari ci voleva.
Non sono nemmeno d’accordo con chi dice che il film sia meraviglioso, perché è la vera storia di Oscar così come l’ha voluta la sensei Ikeda, sia unico: ha vari elementi validi e interessanti, la ricostruzione storica e di ambienti, i personaggi quando sono statici (in movimento non riescono ad integrarsi bene con i fondali, il finale, il raccontare comunque un’eroina iconica e il dare spazio e risalto al suo amore per André in tempi in cui si è deciso di mettere al bando il Principe azzurro perché non è abbastanza femminista. Il Principe azzurro non sarà così, ma André resta l’emblema dell’uomo ideale comunque.
Il problema è che il film non rende piena giustizia né al manga della sensei Ikeda, molto più complesso e innovativo, né agli spettacoli del Takarazuka a cui si ispira, molto più intriganti e appassionanti. Sull’annosa questione del fatto che alla nostra mangaka non sia piaciuta la trasposizione anime della TMS, prima curata da Tadao Nagahama con toni alla Dumas e poi da Osamu Dezaki che la trasformò in un capolavoro di pathos adulto, io dico pazienza, ce ne faremo una ragione, questo non deve impedire di ritenere un capolavoro quelle 40 puntate che sono oltre quattro decenni che sono parte delle nostre vite e che non ci hanno ancora stancato. Ricordiamo che anche Stephen King non amò per niente la trasposizione filmica di Shining fatta da un maestro come Stanley Kubrick, ma non per questo è meno valida.
Qualcuno ha detto ben venga qualsiasi cosa porti nuovo lustro al personaggio di Oscar e alla sua storia e io sottoscrivo in pieno questa frase: poi, ognuno ha il diritto di preferire la versione che vuole, personalmente adoro l’anime della TMS, mi piace il manga con tutte le sue espansioni di Storie e Gaiden, ho apprezzato il Takarazuka, sono felice comunque di questo remake e seguo con passione tutti i tributi di noi fan, di ogni genere.

Ecco qualche parere.

 

 

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