Marilyn ed Oscar, rose nel vento
Due anni fa, nella bellissima mostra sulla nostra Oscar allestita presso il WOW, Museo del Fumetto, di Milano, ad un certo punto si citava come elemento di grande importanza nel suo successo sempiterno come icona un qualcosa che fa parte della nostra cultura fin dall’antichità: la vita breve e il morire giovani.

Oggi compie cent’anni un’icona assoluta come Marilyn Monroe, l’attrice più popolare di sempre, famosa oltre la sua carriera e la sua presenza filmica come immagine artistica, morta poco più vecchia della nostra Oscar e diventata immortale. Giusto il parallelo fatto in questo pannello tra lei, Oscar e un’altra donna diventata simbolo, lady Diana, e la canzone Candle in the wind dedicata in due diverse occasioni dal suo autore Elton John a Diana e Marilyn potrebbe adattarsi benissimo anche ad Oscar, che vedrebbe un Goodbye French Rose anziché Goodbye English Rose o Goodbye Norma Jean.
Marilyn sembra a prima vista molto lontana da Oscar come comportamento, sembra il prototipo della donna oggetto e della donna vittima, quello che la nostra Rosa di Versailles non è, senza contare che lei non ha mai trovato un amore assoluto come André per Oscar. Ma le corde su cui giocano entrambe sono le stesse, il destino di rose che muoiono nel momento di massimo fulgore diventando eterne nell’immaginario, la giovinezza che le benedirà per sempre, care agli dei e al destino come dicevano i greci.
E poi Marilyn ha detto questa frase: C’è un momento in cui devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata, o sei la guerriera che si salva da sé. Io credo di aver già scelto… Mi sono salvata da sola.
E sembra davvero detta da Oscar…





























































