Oscar non è blasfema!!!!
Stamattina sono andata nel seicentesco Palazzo Barolo, nel cuore di Torino, a visitare la mostra sui supereroi Marvel, organizzata in collaborazione con il WOW di Milano, sì, proprio il Museo presso cui la nostra Oscar è stata protagonista nell’anno appena concluso, da maggio a ottobre.

Mentre giravo nelle splendide sale auliche, pensavo a quanto sarebbe bella in quella cornice una mostra su Oscar, perfetta come epoca, come ambienti, come successione delle stanze che permetterebbe un approccio più storico e tematico, un angolo per volta.
Ad un tratto, è arrivato uno dei responsabili e mi sono sentita in dovere di fargli i complimenti: ho anche aggiunto che speravo che quello fosse il primo di vari eventi sulla cultura nerd (mesi fa c’era stata la mostra sulle stampe giapponesi degli anni Venti e Trenta, con riferimenti anche ad Oscar e ai manga) e ho suggerito una mostra appunto sulla nostra Rosa.

La risposta mi ha gelato il sangue nelle vene: Non si può fare perché è considerata blasfema. Ebbene sì; pare che sia stata proposta una mostra su Oscar ma sia stata rifiutata dall’ente che gestisce il palazzo, di ispirazione religiosa, perché considera blasfema la storia di un personaggio che prima è uomo poi è donna, per la serie ha capito poco la trama. O forse ha visto come offensiva l’immagine che viene fuori dalla sigla, che sarebbe una Rosa nelle spine ma qualcuno ci ha visto un’allegoria di Gesù, Oscar muore alla sua stessa età.

Per lo stesso motivo, l’ente di Palazzo Barolo ha respinto anche mostre su Dylan Dog, Guido Crepax e Milo Manara: oddio, in questi casi posso capirlo anche di più, i temi trattati sono francamente più scomodi e provocatori. Ma Oscar…
Mi sento in dovere di dire all’ente di Palazzo Barolo di informarsi meglio su chi è e cosa rappresenta Lady Oscar, un’opera mirabile che ha saputo raccontare, in fumetto e in anime, un’epoca storica complessa, affascinante e fondamentale della Storia europea, con cura e passione, al punto che alla sua autrice è stata data la Legion d’Onore in Francia. Un’opera paragonata a Verga, a Shakespeare, a Tolstoj, a Emily Bronte, a Dumas, e la cui protagonista è tutto tranne che un personaggio gender fluid, anzi. Purtroppo è stata strumentalizzata in tal senso, ed è sbagliato, ma Oscar dimostra che si resta comunque sempre donne e che semmai sono gli stereotipi di genere ad essere sbagliati, non quello che si è. La frase famosa della rosa e del lillà dovrebbe fugare ogni dubbio su certe tavanate.

In Oscar non c’è mai nessuna blasfemia, contro nessuna religione, e non è un caso che sia stata apprezzata anche in aree del mondo in cui il rapporto con il Sacro non è facile, come l’India e soprattutto i Paesi arabi e islamici.
Davvero, che peccato non voler dedicare una mostra ad Oscar, sarebbe un successone.
Beh, che dire… speriamo che ci ripensino, la figuraccia rimane. E Palazzo Barolo non è comunque l’unico luogo in tema in cui si potrebbe omaggiare la nostra Oscar. Sarebbe una grande occasione davvero per chi organizzasse qualcosa del genere o lasciasse lo spazio per organizzare questo…



